Restanze

Il conforto del silenzio

Il mondo è cambiato. Dobbiamo cambiare noi. Innanzitutto non facendo più finta che tutto è come prima, che possiamo continuare a vivere vigliaccamente una vita normale. Con quel che sta succedendo nel mondo la nostra vita non può, non deve, essere normale. Di questa normalità dovremmo avere vergogna

LETTERE CONTRO LA GUERRA, TIZIANO TERZANI

Sono giorni che provo a scrivere un articolo dedicato al tema della fragilità. Ho le idee in testa, ma continuo a disfarlo come la tela di Penelope. Non ho la serenità giusta. Le notizie che questi giorni giungono dall’Ucraina sono fonte di nuovi interrogativi e preoccupazioni.

Le prime vere testimonianze sulla guerra con cui sono venuta a contatto risalgono a quando avevo dieci anni. Fino ad allora erano solo informzioni, a quell’età non si può capire fino infondo l’efferatezza umana, decifrarla attraverso dei dati storici che i sussidiari propinavano. Leggere il diario di Anna Frank mi ha messo a contatto con il dolore della guerra che fino a pochi giorni fa, ingenuamente e ipocritamente, osservavo con angocia ma sempre da lontano, dalla parte del mondo che la guerra l’aveva relegata al passato. Successivamente ho letto il diario di Zlata Filipovic, una bambina di undici anni che ha vissuto la guerra in Bosnia-Erzegovina, le cui pagine testimoniavano la primavera sfiorita di Sarajevo. Zlata chiamò il proprio diario Mimmi, ispirandosi a quello di Anna che invece lo aveva chiamato Kitty. E se in passato vedevo solo i diari di due bambine che cercano conforto sfogando il proprio dolore su delle pagine di quaderni, oggi vedo e comprendo che l’uomo non impara dalla storia e a pagare il prezzo più alto sono sempre i più deboli.

Perché la memoria del male non riesce a cambiare l’umanità? A che serve la memoria?” si domandava Primo Levi, e credo che oggi più che mai dovremmo chiedercelo tutti, fermarci, concedendoci il silenzio per riflettere.

IL SILENZIO DELLA NATURA E IL CONFORTO DELLE PAROLE

In queste giornate difficilie e di pensieri sommessi cerco il conforto nelle parole, in quelle di Eugenio Borgna, “Le parole che ci salvano”. Eugenio Borgna, psichiatra con lunghissima esperienza, analizza ad ampio raggio parole come fragilità, responsabililltà, cura e speranza. Una scrittura semplice e lineare che invita a riflettere su questi temi da nuovi punti di vista. Ne parlerò prossimamente in modo approfondito in un nuovo articolo.

Alle parole, al silenzio delle parole, non è possibile non assegnare una grande responsabilità nell’influenzare i modi di essere emozionali, ma anche i modi di agire, delle persone alle quali ci rivollgiamo. Noi siamo di continuo responsabili delle parole che diciamo, e di quelle che dovremmo dire, e non diciamo, così siamo responsabili dei gesti e dei nostri gesti mancati, che non siano presenti nelle loro conseguenza.

LE PAROLE CHE CI SALVANO, Eugenio Borgna

Il conforto più grande lo trovo nel silenzio della natura, della montagna, lontana dalla città. In un momento in cui sono inorridita da ciò che accade, la natura mi ricorda che ci sono ancora scenari per cui meravigliarsi e sorprendersi, e non spegnere mai la flebile fiammella della speranza.

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