ComunicAZIONE, Narrare la malattia

Fragilità, comunicazione, responsabilità: “Le parole che ci salvano” di Eugenio Borgna

Nella nostra quotidianità siamo continuamente chiamati ad ascoltare le speranze e le angosce degli altri. Ma come possiamo trovare le parole giuste per rispondere, le parole che salvano e creano relazioni vere?

Foto in bianco e nero che ritrae lo psichiatra Eugenio Borgna
Eugenio Borgna
fonte Corriere della Sera

È quanto si legge nel risvolto di copertina del libro di Eugenio Borgna, psichiatra, docente e saggista tra i principali esponenti in Italia della psichiatria fenomenologica, che pone al centro del proprio interesse la vita interiore dei pazienti.

Autore di numerosi saggi, nel 2016 pubblica per Einaudi Le parole che ci salvano, che racchiude tre dei suoi tre precedenti testi: La fragilità che è in noi, Parlarsi e Responsabilità e speranza. Il fil rouge che lega questi testi è l’importanza attribuita alla parola nei vari contesti, soprattutto quelli di cura: le parole, per Borgna, sono ponti che servono per creare rapporti e legami profondi e sinceri, per questo è di fondamentale importanza saper comunicare con cura e empatia, capire i silenzi e avere un ascolto attivo nei confronti degli altri.

Nei suoi scritti utilizza un linguaggio semplice ma mai banale, che apre ad ampi squarci di riflessione sulle parole, andando oltre il significato letterale. Per fare questo si serve del dizionario analogico, uno strumento lessicale che consente di indagare a fondo sul senso del termine, svelando significati e relazioni nascoste.

FRAGILITÀ

Nella fragilità si nascondono valori di sensibilità e di delicatezza, di gentilezza estenuata e di dignità, di intuizione dell’indicibile e dell’invisibile che sono nella vita, e che consentono di immedesimarci con più facilità e con più passione negli stati d’animo e nelle emozioni, nei modi di essere esistenziali, degli altri da noi.

LA FRAGILITÀ CHE È IN NOI, EUGENIO BORGNA

La fragilità costituisce il punto di partenza delle riflessioni di Borgna.

Secondo l’uso comune del termine, fragile è qualcosa che è soggetto a rompersi facilmente; quando riferito alle persone indica un soggetto gracile, delicato e di salute cagionevole.

Tuttavia, grazie al dizionario analogico si scoprono significati più intimi, nascosti. Lo schema qui sopra, ricavato dal dizionario analogico visuale, alla parola fragilità sono accostate debolezza e delicatezza.

Fragili e delicate sono le emozioni come la timidezza e la gioia, la tristezza e la speranza, così come lo sono le amicizie e la loro durata ma, soprattutto, fragile è chi vive in una condizione alterata di salute, fisica e/o mentale. È in questo caso che la parola acquista un nuovo significato: ascoltare chi soffre, e rivolgergli parole sincere e empatiche, può aiutare l’altra persona a ritrovare la speranza e una nuova possibilità.

Dobbiamo sentirci responsabili di come e cosa comunichiamo perché le parole possono essere lame taglienti o carezze.

COMUNICARE

Cosa è questa comunicazione, questa parola-marmellata, questa parola-valigia […] che entra in ogni forma di discorso, e in ogni forma di vita, e come tematizzarla nei suoi aspetti e essenziali e nelle sue diverse articolazioni semantiche? Come entriamo in relazione, con noi stessi e con gli altri, con la nostra interiorità e con quella degli altri?

LE PAROLE CHE CI SALVANO, EUGENIO BORGNA, PAG. 76

La comunicazione è il nodo centrale del libro. Come entriamo in comunicazione con la nostra interiorità, con le nostre emozioni e con gli altri?

Illustrazione di due persone che comunicano
Immagine presa dal web

Le parole non sono mai inermi: sia per chi le pronuncia, sia per chi le riceve, possono aprire spiragli e scenari inaspettati, a seconda degli stati d’animo che proviamo e/o che prova la persona che dialoga con noi. Ci sono parole che curano, che alleviano, e parole che possono essere fraintese e possono ferire.

Ma ci sono anche i silenzi, aspetto su cui Borgna pone particolare attenzione. Infatti anche il silenzio è un modo di comunicare, capace a volte di dire più delle parole stesse. Occorre saper rispettare i tempi della comunicazione, comprendere che non sempre ci sono parole per descrivere gli stati d’animo che si provano, allora si compensa col silenzio, i gesti, gli sguardi.

Borgna ritiene che le parole dei pazienti, nei contesti di cura, acquistino un significato ulteriore, in particolare in psichiatria, dove le loro parole e il racconto del paziente sono centrali per la diagnosi del disturbo. Questo vale anche per i silenzi che comunicano angoscia e malinconia.

RESPONSABILITÀ E SPERANZA

Donna che accarezza foglia di una  piccola piantina
Photo by Ron Lach on Pexels.com

Siamo capaci di accogliere le parole che ci vengono dette? come ci predisponiamo all’ascolto e a parlare con il prossimo?

Anche in questo caso Borgna fa un’esplorazione semantica della parola “responsabilità”, servendosi del dizionario analogico: obbligo, vincolo, impegno, dovere, ma anche complicità, farsi carico e cosi via.

Queste dilatazioni semantiche devono aiutarci a capire come la responsabilità, non solo di quello che facciamo ma anche, aggiungerei, soprattutto di quello che diciamo, è nostra. Certo, non possiamo controllare tutto ciò che diciamo e facciamo, non siamo macchine, ma questo libro vuole essere comunque un invito a prestare più cura e attenzione nelle parole che proferiamo, a noi stessi e agli altri.

… per concludere

Il libro di Borgna, con il suo linguaggio semplice, è un libro complesso che tocca numerosi temi con diversi riferimenti culturali e letterali; vuole essere un invito a riflettere sul nostro modo di comunicare, ad avere maggiore attenzione alle parole, soprattutto nei confronti di chi soffre e di chi convive con una malattia.

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A proposito di comunicazione, ecco un mio precedente articolo sull’importanza delle parole dell’ascolo:

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