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“Losers”, il fallimento come risorsa

La vita di un uomo è interessante soprattutto quando ha fallito – lo so bene. Perché è segno che ha tentato di superare se stesso.

GEORGES CLEMENCEAU

Che sia in ambito lavorativo, familiare o di studio, il fallimento è spesso vissuto come un ostacolo che rallenta il percorso intrapreso e può costituire il motivo principale per non raggiungere l’obiettivo prefissato.

Il senso di frustrazione si insinua così nei pensieri e nei comportamenti, fino ad avere importanti ripercussioni nella vita. Questo accade perché la nostra società richiede continuamente di dare un’immagine di sé vincente, e nel sentire comune successo e fallimento sono spesso considerati come contraddizioni che non possono coesistere.

Photo by Brent Druyts on Pexels.com

Nella realtà dei fatti però non esiste successo senza aver sperimentato prima il fallimento, necessario per crescere e evolversi, mettersi alla prova, reinventarsi e/o cambiare strada.

Siamo esseri imperfetti, progettati per cadere. E per quanto doloroso possa essere, il fallimento è decisivo nella vita perché ci consente di vedere le nostre debolezze ma anche, se affrontato in maniera attiva e responsabile, di svelarci risorse che non sospettavamo di possedere.

Qual’è stato il fallimento o la caduta che ti ha permesso di reinvertarti?

Scrivilo nei commenti 🙂

LOSERS”- la serie e i protagonisti

Lo sport, più di qualsiasi altra attività, è palestra di vita, metafora del superamento dei propri limiti. E la docu-serie Losers (Perdenti), scritta e diretta da Mickey Duzyj, esplora come la sconfitta insegni molto di più di una vittoria, se si ha il coraggio di affrontarla attivamente.

Incentrata sulla vita di otto sportivi provenienti da discipline differenti, la serie è composta da otto puntate di circa 40 minuti, ognuna dedicata a un atleta e alla sua narrazione del fallimento.

I protagonisti raccontano le esperienze più significative della loro carriera e, all’interno di ogni puntata, accompagnate da interventi di colleghi e psicologi che commentano sia le criticità, che i punti di forza della vicenda.

Per gli spettatori che non hanno familiarità con questi sport, è dedicato spazio alla spiegazione delle regole e ogni narrazione è accompagnata da animazioni, che rendono ancora più avvincente il racconto.

Di seguito, la struttura della serie e una breve sinossi delle puntate:

  1. Michael Bentt – pugilato: Il campione fuori parte. Diventato pugile per volere del padre più che per un suo desiderio, dopo un pesante KO è costretto a reinventare la sua vita e trovare la sua autentica strada;
  2. Torquay United – calcio: una sfortunata squadra di calcio, a serio rischio di retrocessione, riesce a salvarsi all’ultima partita grazie … al morso di un cane (per questa puntata ho riso tantissimo);
  3. Suryia Bonaly – pattinaggio artistico: a mio giudizio la storia più avvincente e toccante. Surya, pattinatrice di colore, ha subito continuamente ingiustizie durante la sua carriera a causa del colore della sua pelle. Alla fine riuscirà però a prendersi la rivincita a suo modo;
  4. Pat Ryan – curling: dopo aver perso la finale dei campionati canadesi nel 1985, Ryan perfeziona la sua tattica cambiando il destino di questo sport;
  5. Mauro Prosperi-pentatleta e ultramaratoneta: nel 1994, Prosperi prese parte alla Marathon des Sables, l’ultramaratona che si disputa in Marocco, che si trasformerà per lui in una lotta per la vita;
  6. Aliy Zirkle-corse di cani da slitta: alla ricerca del titolo alla Iditaroad, Aliy si imbatte in un terribile incontro che avrebbe potuto stroncare per sempre la sua carriera;
  7. Black Jack-basket: a causa del suo temperamento, Jack ha rischiato di vedere la sua carriera stroncata per sempre ma alla fine, in un modo tutto suo, è riuscito a rimanere nel mondo del basket;
  8. Jean van de Velte-golf: il giocatore francese riflette sulla clamorosa sconfitta subita agli Open Championship del 1999

FALLISCI BENE, FALLISCI MEGLIO”, Samuel Beckett

Photo by Gaspar Zaldo on Pexels.com

Losers mette in evidenza il lato più umano dei campioni, e il fascino di queste storie sta proprio nel modo in cui ogni protagonista ha fatto del fallimento una risorsa.

Fallire fa parte della natura dell’essere umano: prima di riuscire a stare in piedi e camminare è stato necessario sperimentare, cadere diverse volte per poi rialzarci, e ogni caduta ci ha insegnato cosa fare per non cadere.

Essere a contatto con quel limite, toccarlo con mano e scegliere di andare avanti è fondamentale, dunque, per il progresso di un individuo. Per questo è necessario focalizzarsi non solamente sulle risorse che possediamo, e sulle vittorie ottenute, ma sui nostri limiti e fallimenti per potersi migliorare, correggere il tiro o semplicemente rendersi conto che ci sono altre strade da percorrere.

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7 pensieri su ““Losers”, il fallimento come risorsa”

  1. Cara Angela, bell’articoli ricco di spunti. Ci chiedi qual’è stato il fallimento o la caduta che ci ha permesso di reinvertarci? Ne potrei citare diversi, il primo quando il Centro ragazzi dove lavoravo ha chiuso, un fallimento che non ho ancora digerito del tutto, però da quel momento ho avuto modo di vivere e sperimentare cose nuove e gratificanti.
    Quando non sono riuscito a spiegare ad un collega l’initulità della fretta, da quella discusisone è nato bradipodiario.it che tu ben conosci. Buona vita e abbracci

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    1. Caro Giuseppe, innanzitutto grazie per aver raccontato le tue esperienze. Sono felice che da questi “fallimenti” tu sia riuscito a trarne in qualche modo vantaggio. E soprattutto sono felice di far parte della meravigliosa realtà di Bradipodiario, te ne sono davvero grata ❤️

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  2. Hai ben esposto un problema che oggi condiziona le vite, perché mette assieme la pressione sociale al successo e l’io che tende a ipertrofizzarsi e a credere che la realtà sia completamente controllabile da lui. Il fallimento è un successo a cui è mancato poco per essere tale, ma il successo, come il desiderio, non si esaurisce nella soddisfazione, piuttosto genera nuova necessità. Siamo drogati di successo e fatichiamo a collocare la dimensione di noi stessi in una crescita che non finisce. Qui si apre un capitolo sulla crescita e sull’onnipotenza, la crescita, riassumo, è la coscienza di sé che si scopre nel nuovo ed è bellezza, l’onnipotenza ha già l’immagine di ciò che si dovrebbe essere, la sua verifica fatalmente genera insoddisfazione. Grazie per la riflessione e per le indicazioni.

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    1. “Il fallimento è un successo a cui è mancato poco per essere tale”. Ti ringrazio per queste bellissime parole che scriverei in ogni angolo. Dici bene, siamo drogati di successo. Basta guardare le pubblicità, è un continuo proporre immagini e slogan sulla necessità di valere , di essere sempre il numero uno. Bella vita quotidiana la competitività vale più di ogni altra cosa insomma devi sempre dimostrare di essere eccellente nascondendo gli errori e gli insuccessi, creando frustrazione. Ecco perché Losers mi ha conquistata, lancia un messaggio diverso: il fallimento non è errore, è opportunità e fa parte della storia di ognuno di noi, è normale, è indispensabile per migliorare e crescere, o semplicemente prendere altre strade, non c’è nulla di male 🙂

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      1. È ciò che pian piano mi prende, che conquista terreno dopo aver esaminato gli errori o ciò che si sarebbe potuto fare e mi chiedo qual era il confine del mio e quale la pretesa altrui. Ogni fallimento (presunto) porta innanzi non solo se stessi ma anche altri: è una scuola involontaria di realtà.

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  3. Davvero un bell’articolo. Complimenti!
    Per quanto mi riguarda non è il fallimento a bloccarmi ma i tentativi. Il ragionamento ovviamente risulta lo stesso: Quanti tentativi ci vogliono prima di raggiungere il risultato desiderato? Cambia solo la parola, come fosse sinonimo, ma il problema è che non lo è. A volte la paura che blocca è proprio non sapere come fare, come iniziare e quindi tentare alla cieca sapendo bene che sarà del tutto inutile. Affrontare invece un percorso che sai ti porterà prima o poi, con costanza e resistenza, all’obiettivo desiderato, rende il fallimento accettabile.
    A volte serve una guida, serve conoscenza, servono i mezzi, anche per fallire.
    Per quanto sia sottile la linea, tentare può essere inutile e deletereo.

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    1. Grazie per lo spunto di riflessione
      In parte sono d’accordo, tentare a volte è inutile e deleterio, soprattutto quando si insiste a tentare sempre nello stesso modo. Credo che fallire serva anche a questo, a capire che non si può andare avanti ripetendo le stesse azioni. Quando da piccoli iniziamo a camminare, ogni caduta ci insegna come non mettere il piede in un certo modo, ad esempio. Anche in questo caso, abbiamo bisogno di una guida che ci tenga per le mani le prime volte, che ci guardi. La figura di qualcuno che ci insegni come procedere è importante, che ci dia indicazioni, consigli. Ma, una volta appresi, procederai col tuo passo, elaborerai un tuo stile per proseguire, in qualsiasi ambito, e fallirai diverse volte prima di trovare il tuo modo di procedere, anche con le indicazioni di altri. Non siamo tutti uguali, per fortuna, e ognuno di noi apprende in modo diverso la medesima cosa: nonostante io e tu abbiamo imparato a camminare, lo faremo in modo diverso e ognuno con il suo stile, anche se avessimo avuto gli stessi genitori e fossimo cresciuti insieme 🙂

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