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Toc Toc: raccontare con ironia il disturbo ossessivo compulsivo

Mettere in scena i disturbi mentali è sempre un’operazione complessa e delicata, in quanto si corre il rischio di sfociare nella superficialità o nel grottesco.

Questo però non accade in TocToc, un film di Vincente Castelnueva, che affronta il tema del Disturbo Ossessivo Compulsivo con intelligente ironia.

CHE COSA È IL DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO: UNA BREVE PANORAMICA

DISCLAIMER: non sono né medico, né psicologa. Le informazioni che trovi qui sono frutto delle mie ricerche e esperienza vissuta in prima persona.

Photo by cottonbro on Pexels.com

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo (D.O.C) è un disturbo mentale che consiste nella presenza di pensieri ossessivi e/o compulsioni incontrollabili e ripetitivi, in grado di interferire in tutti gli aspetti della vita di chi ne soffre.

L’incapacità di controllare i gesti e la persistenza di determinati pensieri, conduce il soggetto a vivere in una condizione di ansia e stress che possono portarlo ad assumere atteggiamenti evitanti e, nei casi più gravi, ad isolarsi.

Le persone con DOC spesso assumono atteggiamenti evitanti in determinate situazioni per non scatenare le loro ossessioni. L’individuo spesso si rende conto che gli atteggiamenti, le compulsioni e le ossessioni che vive sono irrazionali e non hanno alcun senso, tuttavia l’incapacità di avere il controllo su di esse lo rendono vittima della propria mente.

IL FILM

Toc Toc è un film del 2017 del regista Vicente Villenueva, tratto dalla piece teatrale del francese Laurent Baffie e adattato in spagnolo, disponibile su Netflix. Il titolo è un gioco di parole: TOC in spagnolo è l’acronimo di Trastorno obsesivo compulsivo (Disturbo Ossessivo Compulsivo) e la ripetizione dell’acronimo riproduce l’onomatopea del bussare.

I personaggi del film “TocToc”

Cinque pazienti affetti da disturbo ossessivo compulsivo e uno con la Sindrome di Tourette si recano presso lo studio del dottor Palomar, luminare nella cura del disturbo ossessivo compulsivo. A causa di un (apparente) malfunzionamento del sistema di prenotazione, gli appuntamenti dei pazienti si sono accavallati e così si ritrovano tutti insieme ad aspettare il dottore, che è in ritardo.

Federico (Oscar Martinez) è il primo paziente ad arrivare. È l’unico del gruppo a non soffrire di d.o.c: egli infatti è affetto dalla Sindrome di Tourette che lo porta ad avere un turpiloquio incontrollabile;

Blanca (Alexandra Gimenez) è una donna di trentacinque anni che lavora presso un laboratorio analisi. È maniaca della pulizia e ossessionata dai germi, questo la spinge a disinfettare le superfici e lavarsi le mani compulsivamente per paura di ammalarsi;

Emilio (Paco Lèon) è un tassista irriverente con un’alta dose di umorismo nero. Ha l’ossessione per i numeri e i calcoli matematici, e inoltre soffre di d.o.c d’accumulo;

Ana Marìa (Rossy De Palma) invece ha l’ossessione di verificare tutto più volte. Inoltre nella sua mente compaiono di frequente immagini violente, aggressive che lei cerca di respingere. Si fa continuamente il segno della croce;

Lili (Nuria Herrera) è una giovane istruttrice di fitness che ha l’ossessione di ripetere due volte l’ultima cosa che ha detto;

E infine Otto (Adrian Lastra), un giovane grafico il cui doc gli impedisce di calpestare qualsiasi linea retta del pavimento.

LA NARRAZIONE DEL DOC

Toc Toc è una commedia con impostazione teatrale che si svolge, quasi interamente, all’interno dello studio del dottor Palomar. Il malfunzionamento del sistema di prenotazione degli appuntamenti e il ritardo dello psicologo faranno in modo che i sei personaggi, costretti dalle circostanze, inizino a conoscersi e a raccontarsi, trasformando quell’occasione in un’improvvisata terapia di gruppo. Ognuno di loro, a turno, viene invitato a raccontare il proprio disagio agli altri, che non rimangono mai ascoltatori passivi e tentano a partecipare empaticamente al dolore del prossimo. Tuttavia è proprio in questo momento che viene messa in risalto l’incapacità di ognuno di loro di comprendere il doc degli altri: ognuno sminuisce o ridicolizza il disagio altrui, rendendo difficile realizzare la solidarietà che potrebbe aiutarli.

Allo stesso tempo c’è il desiderio di capire e conoscere le “manie” che affliggono gli altri. perché sanno che è lo stesso filo a legare quelle manie. E a questo proposito, è una battuta di Lili in risposta alla domanda di Otto, a mio parere, a riassumere il senso profondo del disturbo, che prescinde dalla sua declinazione: la paura di morire.

Nel modo di raccontare le proprie esperienze e il loro doloroso vissuto, al di la dell’eccesso e dell’iperbole che caratterizza alcuni passaggi e inevitabilmente conduce lo spettatore alla risata, la sofferenza e il disagio sono sempre palpabili.

Esponendo a voce alta le proprie paure e cercando di andare oltre le proprie manie attraverso l’esposizione diretta del pericolo con il sostegno reciproco, i membri del gruppo usciranno dallo studio, lungi comunque dall’aver risolto la situazione, con un nuova consapevolezza. Sanno che probabilmente non riusciranno a eliminare definitivamente questi pensieri intrusivi, che tolgono loro energie e tempo, m basterà che almeno uno di loro inizi a stare meglio per sentire che questa “strampalata”terapia ha funzionato per tutti.

LA MIA ESPERIENZA CON IL DOC

Un pensiero fuori dall’ordinario in un momento di estrema debolezza emotiva. E’ così che la mia mente ha iniziato a pensare che io potessi fare del male, a me stessa e agli altri. E come viene ribadito più volte nel film, si è consapevoli dell’assurdità di questi pensieri, tuttavia non si riesce a debellarli. Si affacciano come flash e si vive con la percezione di non essere capaci di governare la propria mente. Ed ecco che si mettono in atto di rituali. Io evitavo di usare coltelli appuntiti, per addormentarmi e calmarmi contavo spesso al rovescio da 100 fino a zero saltando tre numeri, non seguivo telegiornali. Era totalmente irrazionale; inoltre chi soffre di questo doc non arriva mai a compiere gesti estremi e io non farei mai del male nemmeno a una mosca.

Come ho imparato a gestirlo e non dargli peso?

Rivolgermi a un professionista è stato il passo fondamentale per capire che quello che stavo vivendo era in realtà un disturbo piuttosto comune, e che non era il frutto di una follia. Espormi gradualmente a quelli che ritenevo dei “pericoli” è stato l’altro passo importante per non aver più paura di me stessa.

Confrontarmi con altre persone nelle community apposite e imparare a parlarne liberamente e senza timore del giudizio. Come scritto sopra, chi soffre di doc, spesso tende a isolarsi anche per paura di non essere capito, un atteggiamento più che comprensibile in quanto nemmeno io comprendevo le mie manie e ossessioni, le trovavo assurde e anche imbarazzanti: come potevano giudicarle gli altri?

Ma c’è un altro strumento che può aiutare, se non a sconfiggere, a indebolire il d.o.c: lo studio. Leggere, documentarsi, parlare con persone che hanno vissuto lo stesso problema e lo hanno sconfitto, o hanno imparato a conviverci, serve per capire l’automatismo che regola il Doc.

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3 pensieri su “Toc Toc: raccontare con ironia il disturbo ossessivo compulsivo”

  1. Ho visto questo film la settimana scorsa, mi è piaciuto molto (come capita spesso con i film che riguardano la salute mentale 😀 ).
    Sempre sul DOC c’è anche il film con Jack Nicholson “Qualcosa è cambiato”: anche questo mi è piaciuto molto e se non l’hai visto dacci un’occhiata perché merita.

    Anche io ho vissuto un periodo della mia vita piuttosto complicato (fine liceo) dove la mia testa ha iniziato a “sbarellare”: se non facevo una certa azione (tipo toccare o non toccare qualcosa, pregare o altro “rituale” similare) sarei morto o io o qualche mio caro.
    Fortunatamente sono riuscito ad “uscirne” riuscendomene a fregare e aiutandomi con il mantra: “sono solo pensieri”.

    Ho capito che il DOC è un modo per placare l’ansia: compiere azioni rituali per calmarsi.
    Lo fanno anche gli animali a dire il vero: la gatta della mia compagna, stressata da altri gatti randagi che giravano nella sua zona, si leccava continuamente la pancia fino a che non gli rimase più il pelo. Era un modo per auto-rassicurarsi.

    Comunque si, se l’ansia dura per troppo tempo la cosa più intelligente è chiedere aiuto ad un professionista, senza pensarci troppo.

    A presto!

    Piace a 1 persona

    1. Ciao Leonardo, innanzitutto grazie per aver raccontato la tua esperienza. La mia testa ha iniziato a sbarellare dopo la diagnosi di sclerosi multipla: l’ansia per la malattia, il sentirmi più lenta degli altri nello studio e nella vita in generale, la paura del cambiamento mi hanno portato a vivere uno stato d’ansia molto profondo. Il DOC è subdolo. Io, oltre ad essermi affidata ad uno psicoterapeuta, ho letto diversi libri, soprattutto di Giorgio Nardone, e mi sono documentata tanto. Capire i meccanismi che sottostanno al disturbo ossessivo è stato fondamentale per comprendere che stavo lasciando a questi pensieri il potere di governare la mia vita. C’è stato un grande lavoro interiore, anche sofferto, ma ne sono fuori. Per quanto assurdo può sembrare quel periodo mi ha fatto comprendere tante cose su di me.
      Avevo visto il film “Qualcosa è cambiato” tanto tempo fa, ma lo rivedo volentieri. Sempre su questo tema invece ti consiglio “The aviator” con Leonardo di Caprio. Una storia vera che fa capire quanto il Doc possa condizionare la vita di una persona fino a renderla un vero e proprio inferno.
      Ecco perché dico sempre che è bene chiedere aiuto quando non ce la si fa da soli 🙂

      "Mi piace"

      1. C’è una citazione di Jung che mi piace moltissimo e che dice: “Nessun albero può crescere fino al paradiso se le sue radici non scendono fino all’inferno”.
        In qualche modo dobbiamo fare quel viaggio, come Dante: scendere nelle profondità più oscure di noi per poi risalire e rinnovarci.

        E’ da qualche anno che ho iniziato un percorso di psicoterapia, più che altro perché dovevo capire cosa era che non andava in me.
        Indipendentemente dai propri disagi, dalle proprie malattie e dal proprio vissuto è qualcosa di fondamentale per la propria crescita come esseri umani.

        Non ho visto “The Aviator” ma provvederò 🙂

        Grazie, a presto!

        "Mi piace"

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